{"id":328,"date":"2015-04-27T11:50:34","date_gmt":"2015-04-27T11:50:34","guid":{"rendered":"https:\/\/youdevmiami.com\/2015\/04\/27\/fondi-ministeriali-presso-banca-ditalia-sono-pignorabili\/"},"modified":"2021-07-20T16:01:23","modified_gmt":"2021-07-20T16:01:23","slug":"fondi-ministeriali-presso-banca-ditalia-sono-pignorabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reboa.law\/?p=328","title":{"rendered":"Fondi ministeriali presso Banca d&#8217;Italia sono pignorabili"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"> \tLa Corte di Cassazione con sentenza n. 6078 del 26 marzo 2015 \u00e8 intervenuta sulla pignorabilit\u00e0 dei fondi appartenenti al Ministero della Giustizia. Nel caso di specie il creditore dell&#8217;equa riparazione aveva tentato un pignoramento contro fondi depositati presso la Banca d&#8217;Italia appartenenti al Ministero della Giustizia. Accogliendo gli indirizzi della Corte Europea la Corte di Cassazione conferma che i fondi del Ministero della Giustizia, comunque diversi da quelli tassativamente indicati dal D.L. n. 143 del 2008, art. 1, sono da considerarsi liberamente pignorabili.<\/div>\n<div> \t\u00a0<\/div>\n<div> \t\u00a0Di seguito il testo della Sentenza della Corte di Cassazione n. 6078 del 26 marzo 2015:<\/div>\n<div> \t\u00a0<\/div>\n<div> \t<strong>Svolgimento del processo<\/strong><\/div>\n<div> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tB.G. convenne in giudizio il Ministero della Giustizia esponendo di avere promosso atto di pignoramento presso terzi sottoponendo ad esecuzione forzata somme detenute dalla Banca d&#8217;Italia, quale Tesoriere Provinciale dello Stato di Reggio Calabria, per conto del Ministero della Giustizia.<\/div>\n<div> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tPrecis\u00f2 che il titolo esecutivo nasceva dal provvedimento di condanna giudiziale del Ministero della Giustizia al pagamento della somma di Euro 10.000,00 per equa riparazione da irragionevole durata del processo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tInstaurata la fase esecutiva, la Banca d&#8217;Italia rendeva dichiarazione positiva.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIl Ministero propose opposizione agli atti esecutivi sostenendo che la forma del pignoramento presso terzi non poteva essere utilizzata.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIl giudice dell&#8217;esecuzione si riservava sulla richiesta di sospensione rigettandola. Il Ministero propose reclamo ex artt. 624 e 669 terdecies c.p.c., che fu accolto con provvedimento del 16.11.2009.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tLa B. introdusse il giudizio di merito ai sensi dell&#8217;art. 617 c.p.c..<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tResistette il Ministero.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIl tribunale, con sentenza del 23.2.2011, accolse l&#8217;opposizione proposta dal Ministero e dichiar\u00f2 la nullit\u00e0 del pignoramento presso terzi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tHa proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi illustrati da memoria B.G.. L&#8217;intimato non ha svolto attivit\u00e0 difensiva.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"> \t<strong>Motivi della decisione<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tCon il primo motivo la ricorrente denuncia violazione dell&#8217;art. 12 disp. gen., in relazione al D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Con il secondo motivo si denuncia falsa applicazione della D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Con il terzo motivo si propone questione di legittimit\u00e0 costituzionale del D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181, in relazione agli artt. 2, 3, 10, 11, 24, 80 e 111 Cost..<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0I primi due motivi, esaminati congiuntamente, sono fondati per le ragioni e nei termini che seguono.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La L. n. 89 del 2001, ha introdotto nell&#8217;ordinamento italiano la possibilit\u00e0 di ricorrere alle Corti territoriali per ottenere la c.d. <em>&#8220;equa riparazione&#8221;<\/em> per l&#8217;irragionevole durata del processo. La finalit\u00e0 della c.d. legge <em>&#8220;Pinto&#8221;<\/em> era quella di evitare che la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo fosse adita direttamente. Lo Stato Italiano, per\u00f2, condannato ripetutamente, oltre che dalle Corti di merito, anche dalla Corte di Giustizia Europea, continua a frapporre ostacoli di ogni tipo alla reale riparazione del danno causato alla vittima della violazione del par. 6 della Carta dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libert\u00e0 Fondamentali nonch\u00e8 della L. n. 89 del 2001, art. 2, (queste le norme che sanciscono il diritto di ogni individuo ad un processo sollecito).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIn sostanza, attraverso la cd. dichiarazione di impignorabilit\u00e0 dei beni appartenenti al Ministero della Giustizia, l&#8217;esecuzione dei decreti di condanna \u00e8 praticamente impossibile.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 1348, ha dichiarato impignorabili alcuni fondi di propriet\u00e0 del Ministero della Giustizia.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tSono stati, pertanto, pignorati nelle forme dell&#8217;espropriazione forzata presso terzi, fondi diversi da questi, non ricompresi nella previsione normativa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tSuccessivamente, interviene il D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181 &#8211; che ha esteso la disciplina sui pignoramenti da eseguirsi nelle forme di cui al D.L. 25 maggio 1994, n. 313, art. 1, anche ai fondi del Ministero della Giustizia precedentemente dichiarati impignorabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIl Giudice dell&#8217;Esecuzione del Tribunale di Reggio Calabria ha preso atto della diversit\u00e0 delle somme pignorate rispetto a quelle previste dalla legge come impignorabili ed anche rispetto a quelle per le quali \u00e8 stata sottratta la possibilit\u00e0 di procedere presso terzi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tMa il Ministero della Giustizia ha proposto opposizione e poi reclamo al Collegio sostenendo la tesi secondo cui, tale ultima normativa si applicherebbe anche a quei fondi del Ministero della Giustizia diversi da quelli dichiarati impignorabili e non contenuti nella tassativa previsione di legge.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tIl Collegio ha riscontrato il fumus boni juris per sospendere la procedura esecutiva presso terzi in attesa della decisione nel merito.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tE&#8217; necessario ripercorrere la normativa succedutasi negli anni in materia di pignoramenti su somme di pertinenza del Ministero della Giustizia.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tLa L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 294 bis, inserito dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 1348, rende impignorabili i <em>&#8220;fondi destinati al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalit\u00e0 giudiziaria o penitenziaria nonch\u00e8 gli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale Amministrato dal Ministero della Giustizia e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della Giustizia, degli uffici giudiziari e della Direzione Nazionale Antimafia e della Presidenza del Consiglio dei Ministri&#8221;.<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tCon tale norma, quindi, il legislatore ha inteso rendere impignorabili i fondi del Ministero della Giustizia destinati agli scopi ivi tassativamente indicati.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tTutte le altre somme diverse da quelle contenute nella norma indicata sono liberamente pignorabili nelle forme della esecuzione forzata presso terzi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tCi\u00f2 \u00e8 tanto vero che la dichiarazione del terzo (Banca d&#8217;Italia) solo nel primo caso \u00e8 negativa, mentre nel secondo caso (fondi diversi, quali Irpef, Fua, Irap e simili) \u00e8 positiva, con conseguente accantonamento delle somme e senza riserve.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tSuccessivamente, \u00e8 intervenuto il D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181, il cui tenore testuale \u00e8 il seguente: <em>&#8220;1. Il D.L. 25 maggio 1994, n. 313, art. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 luglio 1994, n. 460, e successive modificazioni, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalit\u00e0 giudiziaria o penitenziaria, nonch\u00e8 agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della giustizia, accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della giustizia, degli uffici giudiziari e della Direzione nazionale antimafia&#8221;.<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Tale D.L. n. 313 del 1994, art. 1, prevedeva delle procedure speciali per i fondi appartenenti alle Prefetture.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Il senso del D.L. 16 settembre 2008, n. 143, art. 1 ter, convertito in L. 13 novembre 2008, n. 181, \u00e8 chiaro: il D.L. n. 313 del 1994, art. 1, \u00e8 applicabile alle sole somme destinate <em>&#8220;al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalit\u00e0 giudiziaria o penitenziaria nonch\u00e8 agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della Giustizia&#8221;.<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Il Ministero della Giustizia sostiene, invece, l&#8217;estensione di tale norma anche ai fondi non previsti nella stessa e diversi da quelli ivi tassativamente indicati.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tMa un tale interpretazione non trova alcun addentellato normativo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tTutte le altre somme diverse da quelle destinate<em> &#8220;al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalit\u00e0 giudiziaria o penitenziaria nonch\u00e8 agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della Giustizia&#8221; <\/em>esulano dalla recente disposizione e rimangano, pertanto, pignorabili nelle forme della procedura esecutiva presso terzi, in assenza di una chiara ed espressa disposizione di senso contrario&#8221;.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Diversamente, si verrebbe a creare una norma che in realt\u00e0 non esiste, con palese violazione dell&#8217;art. 12 preleggi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tL&#8217;interpretazione propugnata oltrepassa i limiti imposti dal citato art. 12 preleggi, con un&#8217;inammissibile sostituzione al legislatore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La nuova norma che ne deriverebbe consentirebbe la pignorabilit\u00e0 nelle forme previste dal libro III, Titolo II, Capo II c.p.c., secondo la speciale procedura ivi prevista anche dei fondi diversi da quelli indicati, peraltro tassativamente, nel D.L. n. 143 del 2008, art. 1 ter.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Ma una tale interpretazione si pone in irrimediabile conflitto con il dato letterale del D.L. n. 143 del 2008, art. 1 ter.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Anche la Corte di cassazione ha spesso affermato che, per quanto si possa interpretare estensivamente una norma, non si pu\u00f2 andare oltre il suo dato testuale, costituendo questo un limite invalicabile ex art. 12 preleggi (fra le varie Cass. 16.10.1975 n. 3359; Cass. 13.11.1979 n. 5901; Cass. 23.9.1985 n. 4711; Cass. 18.8.2003 n. 12081).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La chiarezza ed univocit\u00e0 del testo normativo non consentono la lettura propugnata.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Del resto, la nuova norma indica gli stessi fondi contenuti nel precedente L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 1348, che li dichiarava allora impignorabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Dal 27 dicembre 2006 in poi, il Giudice dell&#8217;Esecuzione ha dichiarato improcedibili per impignorabilit\u00e0 le procedure che riguardavano detti fondi, mentre, se il pignoramento ricadeva su fondi diversi (quali, Irap, Fua, Irpef e simili), il Giudice procedeva all&#8217;assegnazione delle somme accantonate, ritenendole ovviamente pignorabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La difesa dell&#8217;Amministrazione, presentandosi alle varie udienze, controllava le dichiarazioni di Terzo e se il pignoramento ricadeva sui fondi pignorabili (Irap, Fua, Irpef e simili) dichiarava di non aver nulla in contrario all&#8217;assegnazione e non presentava alcuna opposizione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Oggi, dopo l&#8217;entrata in vigore del citato D.L. n. 143 del 2008, sotto il profilo dell&#8217;individuazione dei fondi liberamente pignorabili non \u00e8 cambiato nulla.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La nuova norma, infatti, impone la procedura di cui al D.L. n. 313 del 1994, ai pignoramenti riguardanti esattamente i medesimi fondi che la L. n. 296 del 2006, aveva dichiarato impignorabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Le due norme (D.L. n. 143 del 2008, art. 1, e L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 1348) &#8211; nel testo sono usate le medesime parole &#8211; sono identiche nell&#8217;indicazione dei fondi soggetti alle rispettive normative. Pertanto, gli altri fondi (Irap, Fua, Irpef e simili), liberamente pignorabili anche presso terzi e sempre assegnati dal Giudice dell&#8217;Esecuzione, senza alcuna opposizione, sono rimasti esattamente tali.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0D&#8217;altra parte, se la norma fosse interpretata nel senso inteso dal Ministero della Giustizia, la stessa, secondo recenti pronunce della Consulta, sarebbe incostituzionale per quanto attiene i crediti nascenti dalla condanna del Ministero della Giustizia all&#8217;equa riparazione per violazione della Carta dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libert\u00e0 Fondamentali.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La Corte di Strasburgo ha, infatti, sancito il principio di civilt\u00e0 secondo cui lo stato membro \u00e8 obbligato a stanziare le somme destinate alla soddisfazione del creditore senza frapporre ostacoli, pena l&#8217;ulteriore violazione dell&#8217;art. 6 della Convenzione per mancata esecuzione della sentenza interna che accerta il diritto di credito dell&#8217;individuo nei confronti dello Stato (Sezione IV, 19 giugno 2007, ricorso n. 19981\/02). La Corte Costituzionale, poi, con le due pronunce n. 348\/2007 e 349\/2007 ha definitivamente affermato che le leggi interne contrarie alla Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo sono incostituzionali e rispetto ad esse va sollevata questione di legittimit\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Peraltro, la Costituzione Italiana ha pienamente recepito i trattati internazionali e, pertanto, ove la legge italiana vi si ponga in insanabile contrasto, essa deve essere disapplicata, ovvero dichiarata incostituzionale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La violazione del diritto alla ragionevole durata del processo \u00e8 particolarmente grave e odiosa, come il mancato rispetto della Carta dei diritti dell&#8217;Uomo, ed \u00e8 di pari rango alla tortura, alla negazione della libert\u00e0 di stampa e di espressione, all&#8217;impedimento dell&#8217;esercizio dei diritti civili etc..<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0La Corte Europea (sentenza del 31 marzo 2009) ha espressamente sottolineato, respingendo la tesi del Governo, che non si pu\u00f2 chiedere ad un individuo, che ha gi\u00e0 fatto ricorso alla c.d. legge Pinto per ottenere un indennizzo per la durata eccessiva del processo, di presentare un nuovo ricorso se la sentenza di condanna non viene eseguita in tempi rapidi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0Con detta pronuncia, la Corte Europea ha ulteriormente condannato lo Stato Italiano perch\u00e8 le sentenze emesse in forza della legge &#8220;Pinto&#8221;, non solo non vengono eseguite, ma vengono ostacolate con mezzi francamente inaccettabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tNon \u00e8 consentito al Giudice emettere nuove norme, pena il superamento della divisione dei poteri che vede nel Parlamento l&#8217;unico organo legislativo dello Stato.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tPertanto, i fondi del Ministero della Giustizia, comunque diversi da quelli tassativamente indicati dal D.L. n. 143 del 2008, art. 1, sono liberamente pignorabili.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0In questo stesso senso si \u00e8 gi\u00e0 espressa anche la Corte di cassazione con l&#8217;ordinanza del 28.10.2014 n. 22854.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tN\u00e8 \u00e8 applicabile, nella specie, l&#8217;attuale disposizione della L. n. 89 del 2001, art. 5 quinquies, &#8211; che prevede la modalit\u00e0 di pignoramento cd. diretto, vale dire nella forma dell&#8217;espropriazione diretta presso il debitore, attraverso atto notificato al funzionario delegato del distretto in cui \u00e8 stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione (inserito dal D.L. 8 aprile 2013, n. 35, art. 6, conv., con modificazioni, dalla L. 6 giugno 2013, n. 64).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tQuesta norma \u00e8 entrata in vigore in data 9 aprile 2013, ai sensi del D.L. n. 35 del 2013, art. 13, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 82 dell&#8217;8 aprile 2013. Essa regola le modalit\u00e0 dell&#8217;azione esecutiva; ragion per cui, in mancanza di apposita disciplina transitoria, la nuova normativa non pu\u00f2 che regolare le azioni esecutive intraprese con atti di pignoramento eseguiti successivamente alla data della sua entrata in vigore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tCi\u00f2 che non \u00e8 nel caso in esame, in cui il pignoramento presso terzi \u00e8 stato introdotto con atto notificato il 6.12.2008. Da ultimo, le conclusioni raggiunte rendono irrilevante la prospettata questione di costituzionalit\u00e0 sollecitata con il terzo motivo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tConclusivamente, il ricorso \u00e8 accolto e la sentenza \u00e8 cassata.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tNon essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte decide nel merito ai sensi dell&#8217;art. 384 c.p.c., comma 2, rigettando l&#8217;opposizione proposta dal Ministero della Giustizia.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0L&#8217;oggettiva complessit\u00e0 delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese del giudizio di merito e di quello di cassazione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"> \t<strong>P.Q.M.<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tLa Corte accoglie il ricorso. Cassa e, decidendo nel merito, rigetta l&#8217;opposizione del Ministero della Giustizia. Compensa le spese del giudizio di merito e di quello di cassazione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tCos\u00ec deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 27 novembre 2014.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \tDepositato in Cancelleria il 26 marzo 2015<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"> \t\u00a0\u00a0<\/div>\n<div> \t\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Corte di Cassazione con sentenza n. 6078 del 26 marzo 2015 \u00e8 intervenuta sulla pignorabilit\u00e0 dei fondi appartenenti al Ministero della Giustizia. Nel caso di specie il creditore dell&#8217;equa riparazione aveva tentato un pignoramento contro fondi depositati presso la Banca d&#8217;Italia appartenenti al Ministero della Giustizia. 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